15. Venivamo tutte per mare – Julie Otsuka

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28 febbraio 2015

“Sulla nave ogni notte ci infilavamo nelle cuccette delle altre e restavamo sveglie per ore, a discutere del continente sconosciuto che ci aspettava. Si diceva che i suoi abitanti mangiassero solo carne e avessero il corpo coperto di peli (noi eravamo perlopiù buddiste, e non mangiavamo carne, e avevamo peli solo nei punti giusti). Gli alberi erano enormi. Le  pianure sconfinate. Le donne erano grossolane e alte – parecchio più alte, avevamo sentito, dei nostri uomini più alti. La lingua era dieci volte più difficile della nostra, e le usanze erano imperscrutabili. I libri si leggevano dalla fine al principio, e la gente si insaponava dentro la vasca. Ci si soffiava il naso con pezze sporche, che venivano rimesse in tasca e poi ritirate fuori e usate di nuovo. Il contrario di bianco non era rosso, ma nero. Che ne sarà di noi, ci chiedevamo, in una terra così estranea?”

“E qualcuno ci ascoltava, in ogni modo? A qualcuno importava qualcosa di noi?”

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