Equinozio d’autunno

22 settembre 2017

L’autunno è ormai arrivato e quale modo migliore per salutare l’estate appena trascorsa, se non ringraziandola delle letture che ha portato con sé?

Le vacanze estive, si sa, son croce e delizia per gli studenti: e così anch’io – in equilibrio molto precario fra studio e diletto – ho letto meno di quanto avrei voluto, ma con quella soddisfazione di chi si concede una fettona di Saint Honoré dopo un mese di dieta ferrea. Anche se costretta all’immobilità fisica (legata cioè alla scrivania), ho però viaggiato con la mente sia nello spazio – con Oriana Fallaci e il suo Viaggio in America– che nel tempo – con l’Augustus di John Williams. Mille ed una Oriana mi hanno guidata alla scoperta di un’America contraddittoria, inafferrabile, eterogenea, immensa: paradiso e inferno al tempo stesso. Da New York a Los Angeles, dal Texas al Tennessee: la sua scrittura lucida accompagna il lettore camaleontica, pronta a farsi cinica, nostalgica, polemica o lirica per adattarsi con prontezza a ciò che gli occhi registrano, e il cuore studia. Lasciata l’America a Oriana, sono tornata in Italia, e alle sue radici, con John Williams: un’italiana in USA e uno statunitense in Italia. Augustus è il tentativo di ricostruire dall’interno e dall’intimità la personalità di una vita, quella di Ottaviano Augusto, dal momento dell’ascesa fino alla morte: una vita intera che nasce e si chiude come un cerchio perfetto. Il romanzo è finzione nella dichiarazione di intenti del suo stesso autore, ma ha tutta l’aura lirica e chirurgica del verosimile. È appassionante e commovente – grazie anche all’escamotage della narrazione attraverso i vari punti di vista delle figure più vicine ad Ottaviano –  ma, pur esigendo d’essere divorato in fretta, manca di genio e audacia. Williams non replica la magia di Stoner, il suo capolavoro, né raggiunge Marguerite Yourcenar, che con il suo Memorie di Adriano resta la sovrana regina di questo genere di narrativa.

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Le altre due letture della mia estate ingarbugliata (e dolorosa) sono state una dolcezza e una ferita: Ti mangio con gli occhi di Ferdinando Scianna (sì, proprio lui: il fotografo!) è uno dei riuscitissimi volumi della casa editrice Contrasto che tentano di coniugare testo e fotografia. La Sicilia – quella del cibo e della tradizione: dal mitico bar Aurora a Bagheria alla cassata, dalle arance alla preparazione dell’estratto di pomodoro, dal latte alle panelle – risalta nostalgica granitica e profumatissima tanto nelle immagini che nelle parole, che sono in Scianna Letteratura con tutti i crismi.

E, infine, lei: Annie Ernaux. Memoria di ragazza sarà probabilmente la mia lettura preferita di questo faticosissimo 2017. Guardandomi indietro, è di sicuro una di quelle che mi hanno fatto più male e più bene, che mi hanno cambiato la vita. La perdita della verginità, la vergogna, la colpa, l’impreparazione alla vita, e a tenere insieme tutto questo la scrittura, come un grimaldello: per reagire per comprendere per stare al mondo. È una lettura che non solo auguro, ma mi spingo a considerare necessaria, per qualsiasi donna, e anche per qualsiasi uomo: per sapersi comprendere – noi stessi e l’altro – e perdonare.

Ora è tempo di tirare fuori dall’armadio i primi maglioncini, riprendere i ritmi ordinari, salutare l’autunno, decidere le prossime letture e -soprattutto – riabbracciare il Club del Libro.

Stefania

 

L’estate appena trascorsa è stata per me particolarmente prolifica in materia di viaggi lungo spiagge di carta.
Ho avuto modo di avvicinarmi a testi che riposavano da tempo sul mio comodino e che non mi hanno deluso, come Le notti bianche di Dostoevskij o Mosè e il monoteismo di Freud.
Grazie a L’amica geniale di Elena Ferrante e Il nero e l’argento di Paolo Giordano ho potuto accompagnare la mia riflessione sulla tragicomica miseria umana, arricchendola con gli sguardi di altri occhi femminili: quelli di Lila e di Lenù, ad esempio, o di Anna.
Mi sono poi estraniata da questa quotidianità spiccando il volo alla ricerca dell’Aleph, con Borges e del Primo uomo, con Camus.
Ho percorso il pensiero logico di Wittgenstein, fino a giungere alla sua drastica conclusione secondo cui, forse, “di ciò di cui non si può parlare, si deve tacere” e immediatamente dopo mi sono imbattuta nella figura di Maria, la fanciulla divenuta mito, magistralmente indagata dal razionalista Augias e dal teologo Vannini.
Ho ripercorso anche i punti centrali della rivoluzionaria filosofia nietzschiana grazie a Yalom e al suo Le lacrime di Nietzsche e mi sono sentita finita ed infinita, eterna e mortale, tuffandomi tra le righe de L’ordine del tempo, l’ultimo capolavoro di Carlo Rovelli.

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Alla luce di ciò e di tanta altra bellezza percorsa con la mente e con gli occhi in questi tre mesi, non saprei stilare un podio delle letture dell’estate 2017 perché tutte sono state entusiasmanti, arricchenti e pregne di stimoli a 360 gradi, portatrici al contempo di luci e dubbi di cui ciascun uomo, a mio parere, dovrebbe continuamente nutrirsi.
Innegabilmente, però, mi è rimasto nel cuore il personaggio di Amedeo Modigliani, del quale Corrado Augias, nel suo Modigliani, racconta la vita, fascinosa e tragica, con delicatezza e passione.
La narrazione parte dalle origini familiari di Modigliani e decolla nella lunga parte ambientata a Parigi dove, accanto alle vicende biografiche di Modí, si racconta di un’epoca e di una città, Parigi, in cui poteva capitare di ritrovarsi seduti in un cafè di Montparnasse o di Montmartre, fianco a fianco con Utrillo, Soutine e Picasso, Diego Rivera e Cocteau.
Augias riesce così magistralmente a far immergere il lettore in questo spazio e in questo tempo ormai perduti tanto che dispiace, giunti alla fine della lettura, dire addio all’”ultimo romantico” e risvegliarsi da un bellissimo sogno animato dalle infinite tinte e forme degli innumerevoli, straordinari artisti incontrati.
Non meno appassionanti sono le vicende ed i personaggi storici che rivivono nei 14 racconti inseriti in Momenti fatali di Stephan Zweig, autore che ho “fatalmente” scoperto di recente e dal quale sento che la mia esistenza non si separerà più.
“E’ necessario che un popolo generi milioni di uomini perchè possa nascere un genio, e sul mondo devono sempre scorrere milioni di ore amorfe prima che appaia un’ora veramente storica, un’ora stellare dell’umanità.” Esordisce così, Zweig e come “un uomo ha trovato il suo compito, un compito il suo uomo”, così questo libro ha trovato me ed io lui!
Ogni vicenda storica narrata dallo scrittore asburgico, più o meno conosciuta, si rivela una sorpresa e la maestria con la quale è dipinta, rende meravigliose le ore trascorse in sua compagnia.
Personalmente ho scoperto aspetti meno noti di grandi personaggi e appreso l’importanza di altri uomini mai prima d’ora considerati o incontrati nelle pagine di storia tradizionali.
Ognuno di questi ha avuto un peso nella storia del mondo, rendendolo così come lo conosciamo oggi, con pregi e difetti, innovazioni sensazionali ed eterni errori.
Il corso di alcuni eventi-chiave della storia è andato così grazie o a causa loro: un piccolo errore, un’esitazione o un lampo di genio, ad esempio, hanno reso immortale il conquistatore di Costantinopoli o lo sconosciuto maresciallo Grouchy, che avrebbe potuto capovolgere il peso delle sorti nella battaglia di Waterloo. Ma… “le occasioni di grandezza si offrono solo per un attimo a chi grande non è: una volta sprecate non si ripresentano più”…
Nonostante la consapevolezza dell’ineludibile fatalità, dunque, la bellezza di questo libro, oltre che nella descrizione di queste miniature, sta anche nello riuscire a far “ritornare in vita” personaggi e vicende del passato dando l’impressione di compiere un vero e proprio viaggio in quei tempi e in quei luoghi e coltivando la speranza di interagire con quegli eventi, che sembrano ancora dover accadere, affinché abbiano un esito differente.
Persistente, nel corso della lettura, diviene infatti la domanda “e se invece…?” Che scatena la fantasia del lettore nell’immaginare come sarebbe oggi il mondo in cui viviamo, se…
Sempre di Zweig è la lettura estiva che più di ogni altra mi è rimasta nel cuore.
S’intitola Gli occhi dell’eterno fratello, il meno voluminoso della mia lista ma, indubbiamente, il più denso di significato.
È la storia di Virata, un grande guerriero indiano, presentato inizialmente come il salvatore del traballante trono del re dall’attacco dei nemici e che, nell’impugnare le armi, senza averlo riconosciuto, dà la morte al suo unico fratello, che era fra gli oppositori del sovrano.
Da questo istante Virata inizierà la sua personale e non facile ricerca di Giustizia e di un vero senso da dare alla vita.
Protagonista del racconto, accanto a lui, sarà proprio la Giustizia e la difficoltà o l’impossibilità di trovare il modo di applicarla con equità.
Riusciremo mai a capire il vero significato di essa, infatti? È insita in noi o va ricercata? Viene dall’alto dei cieli o dal basso dei nostri cuori?
Sono questi i quesiti che la lettura di questo libro stimola nel lettore, oltre al desiderio che pagine come queste siano diffuse nelle scuole, tra giudici e avvocati, nel mondo intero, affinché riviva la fiducia in una società migliore perché, come insegna questo minuscolo libricino, ogni nostro stato, che sia mentale o fisico, presuppone una conseguenza nella vita degli altri.

Alessandra

Come sempre, l’estate è volata via in un battito di ciglia, ma non posso dire che non mi abbia lasciato nulla, anzi! I primi due libri che ho letto li ho scelti in base ad un criterio ben preciso: dovevano essere ambientati a Parigi, dove sarei (finalmente!) andata in agosto. E così, ho incontrato niente meno che Ernest Hemingway: terminata la lettura di Fiesta non mi sentivo del tutto sobria, trascinata nel vortice delle fiestas insieme ai protagonisti del libro. Ero disorientata, quasi arrabbiata per quel retrogusto amaro di impotenza e disillusione che mi è rimasto in bocca girando l’ultima pagina. Al tempo stesso, però, mi ha colto la consapevolezza di essere stata completamente sedotta da Hemingway.

Poi eccomi al numero 7 di Rue de Grenelle, Paris, in un elegante palazzo dell’alta borghesia, dove si svolge una delle storie più dolceamare che io abbia mai letto. Non ho parole per descrivere i sentimenti e le emozioni e le riflessioni che Muriel Barbery ha suscitato in me scrivendo questo romanzo, L’eleganza del riccio.
Sono diventata amica sincera di Renée e Paloma e mi sarà sempre caro il loro ricordo.
Ne consiglio la lettura a tutti ed in particolare a coloro che abbiano bisogno di fare pace col destino, col proprio dolore o la propria rabbia. Questo è un libro che insegna a liberarsi dei pregiudizi, a cercare negli altri la verità nascosta al centro del loro essere. Un sincero ritratto della varietà umana, tra pregi e difetti, brutture e bellezze. Tutto però comunque profondamente “umano”.

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Poi, di ritorno da Parigi, ho finalmente fatto la conoscenza di Banana Yoshimoto, con Kitchen. Forse in quel momento ero “troppo felice e spensierata” per poterlo capire ed apprezzare fino in fondo.
Credo che rimarrà nel limbo dove si trovano tutti quei libri che non mi è dispiaciuto leggere, ma che col tempo scorderò.
Scorrevole e ricco di preziose descrizioni di frammenti di vita (che però sarebbe un azzardo definire semplicemente “quotidiana”), ma troppo cupo, troppo angosciante per me. Soprattutto tenendo conto del fatto che, a mio avviso, manca totalmente di una degna conclusione.

Infine proprio in questi giorni sto ultimando la lettura de L’amica geniale di Elena Ferrante, che mi ha accompagnato per tutta l’estate. L’ho letto a piccoli sorsi, incapace di lasciarlo chiuso sul comodino e, al tempo stesso, desiderosa di leggerlo in prossimità dell’incontro del Club del Libro, che il 30 settembre avrà come protagonista proprio il romanzo della Ferrante. Se volete saperne di più, quindi, dovete solo aspettare il prossimo articolo!

Elisa

 

Finita l’estate, non ci aspetta che entrare nell’atmosfera autunnale, con tanti nuovi libri da leggere ma, soprattutto, con i nuovi incontri del Club del Libro che, da ottobre, darà inizio anche ad un nuovo filone di lettura (ma anche di questo, ne parleremo un’altra volta).

Ora aspettiamo i vostri commenti: avete già letto anche voi i libri che hanno popolato la nostra estate? E quali sono state le vostre letture estive?

 

 

 

 

 

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