32. L’amica geniale – Elena Ferrante

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30 settembre 2017

Il nuovo inizio del Club del Libro è stato scoppiettante! Elena Ferrante, col primo volume della tetralogia de L’amica geniale, ha infatti suscitato un dibattito molto acceso. Mi sembrava giusto, quindi, prima di iniziare a parlare di questo libro, ricordare che, in quanto lettori, abbiamo dei diritti imprescindibili ai quali possiamo sempre fare ricorso. Per fare ciò ho approfittato del fondamentale decalogo di Daniel Pennac e in questo mi è stata d’aiuto Escherichia libri, che lo ha messo nero su bianco (in foto, la lista dei diritti riprodotta da Escherichia libri):

1. Il diritto di non leggere

2. Il diritto di saltare le pagine

3. Il diritto di non finire il libro

4. Il diritto di rileggere

5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa

6. Il diritto al bovarismo (malattia testualmente contagiosa)

7. Il diritto di leggere ovunque

8. Il diritto di spizzicare

9. Il diritto di leggere ad alta voce

10. Il diritto di tacere

Perché mi serviva ribadire questi diritti ai miei compagni di avventura del CdL? Semplice, perché questo libro qualcuno l’ha voluto rileggere, perché qualcuno lo avrebbe volentieri abbandonato (e magari gettato dalla finestra), qualcuno si è chiesto se saltandone delle pagine si sarebbe davvero perso qualcosa e qualcun altro si è immedesimato così tanto da rivivere la propria infanzia ed adolescenza.

Ma andiamo con ordine. Perché questo libro non piace?

Le motivazioni sono tante e molti lettori del Club hanno mosso critiche negative sul lavoro della Ferrante. Per qualcuno il difetto principale è stata l’assenza di “poesia”, la scrittura fin troppo semplice, povera, la mancanza di profondità. A ciò si aggiunga l’evidente e fastidioso aspetto dell’operazione editoriale: questo primo volume è interrotto bruscamente e quasi obbliga il lettore ad acquistare il capitolo successivo (e poi ancora gli ulteriori due). Ridondante è stato definito il continuo ribadire la qualità del rapporto tra le protagoniste, Lila e Lenù, un rapporto sempre uguale a se stesso, che non trova variazioni, né momenti di sviluppo e crescita. Questo romanzo è stato anche paragonato ad una fiction televisiva, come un susseguirsi di episodi dai quali lo spettatore si sente ammaliato, ma che, alla fine, non lo arricchiscono in alcun modo.

Lila era imprevedibile. I maschi che le giravano intorno erano quasi uomini, pieni di pretese. Di conseguenza, tra progetto delle scarpe, letture sul mondo orribile dentro cui eravamo finite nascendo, e fidanzati, non avrebbe avuto più tempo per me. A volte, al ritorno da scuola, facevo un giro per non passare davanti alla calzoleria. Se invece vedevo lei in persona, da lontano, per l’angoscia cambiavo strada. Ma poi non resistevo e le andavo incontro come a una fatalità. 

Perché invece L’amica geniale piace?

Piace perché dentro questo romanzo ci sono la fantasia tipica dell’infanzia e l’insicurezza propria dell’adolescenza, c’è la ragazzina insicura che tutti siamo un po’ stati, c’è l’amica brillante e un po’ persino cattiva che tutti abbiamo avuto. C’è la povertà, materiale ed anche culturale, c’è il tentativo, a volte esasperato, di fuggirle; c’è il bisogno di rivalsa, c’è il coraggio di provarci, ci sono i fallimenti. C’è poesia (in particolare, poetica è stata definita la descrizione delle “smarginature” di Lila) . C’è verità e realtà. L’amica geniale è stato descritto come un libro che parla a tutti, un libro che si apre, con la sua schiettezza e semplicità, ad ogni lettore. La Ferrante ha quindi suscitato emozioni, risvegliato ricordi di infanzia e dato voce a vecchie ferite; ha inoltre raccontato la storia di molte periferie italiane, mostrandone il lato crudo, le debolezze, ma anche le aspirazioni.

Lei era così, rompeva equilibri solo per vedere in quale altro modo poteva ricomporli.

Chi non avesse letto L’amica geniale potrebbe giustamente pensare che io stia parlando di due libri diversi, se non diametralmente opposti! E invece no, tutto questo dentro uno stesso libro, tutte queste riflessioni derivano dalla stessa lettura. Non possiamo che trarne una importantissima lezione: un libro è un’arma potentissima per sviluppare idee, per suscitare emozioni, ma lo è in modo diverso in base al lettore che si trova di fronte. E il dialogo, la condivisione diventano così un momento fondamentale, nella vita di noi lettori, per capire meglio i libri e noi stessi e per conoscere, nel senso più profondo del termine, gli altri.

Concludo con una riflessione che Alessandra ha trovato e condiviso durante l’incontro: “I conflitti nascono dalle differenze. Se vedessimo le differenze come arricchimento reciproco, le trasformeremmo in occasioni di dialogo, che non è un dibattito di idee, ma un sapersi ascoltare e rispettare reciprocamente. Il dialogo porta un contributo alla costruzione di un mondo dove la varietà è ricchezza e dove le diversità contribuiscono ad unire invece che a separare. Lo spazio di cui l’altro ha bisogno per esprimersi è dentro di me, perché nessun diritto che gli sia concesso lo farà esprimere liberamente se io non do priorità ad un ascolto profondo e totale. Quindi, dare priorità all’ascolto dell’altro dipende da me. In seno alla famiglia, sul lavoro, in qualsiasi ambiente cerchiamo di essere costruttori di dialogo e di intesa reciproca”.

Ed è proprio sul dialogo che si fonda il Club del Libro.

Al prossimo incontro!

7 comments

  1. a me è piaciuto tanto per molte delle ragioni che elencate. Aggiungo che è un regalo di una mia carissima amica, potete immaginare! Quello che davvero detesto è l’operazione commerciale che è montata introno alla Trilogia. Non leggerò gli altri due romanzi. Forse guarderò la fiction per curiosità, ma se l’operazione marketing tradirà completamente lo spirito del libro, mollerò anche la fiction. Grazie per gli spunti che offrite e viva le regole del lettore!. Ornella

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  2. aggiungo che la mia reazione al libro di Ferrante stata molto molto personale,tanto da inserire nella recensione un episodio della mia infanzia. Si fa? non si fa? Io l’ho fatto.Mi sono presa la libertà di interagire visceralmente con la lettura. Vi aspetto su Affascinailtuocuore

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  3. Direi che è il libro più chiacchierato del 2017… anche se a fine 2016 ho avuto un’amica che lo leggeva, già il secondo capitolo credo, e gli era piaciuto tanto che in una situazione particolare aveva preso il nome dell’autrice e usato come pseudonimo… leggendo questo articolo mi viene ancora più voglia di leggerlo, e capire perché ha scelto proprio quel nome…! Ora sono fermo al 1970 e a Bukowsky, ma mi riprometto di leggerlo!

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