kazuo ishiguro

36. Quel che resta del giorno – Kazuo Ishiguro

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28 gennaio 2018

Per omaggiare Kazuo Ishiguro, in seguito alla vittoria del Premio Nobel 2017, il CdL ha deciso di leggere uno dei suoi romanzi più famosi, The remains of the day. L’Accademia ha motivato la sua scelta parlando di romanzi “dalla grande forza emotiva” in cui l’autore “ha svelato l’abisso del nostro illusorio senso di connessione con il mondo”.

“Kazuo Ishiguro, in novels of great emotional force, has uncovered the abyss beneath our illusory sense of connection with the world”.

Quel che resta del giorno è la storia di un viaggio, un viaggio che corre parallelo sulle strade della campagna inglese e nei ricordi di un uomo ormai non più giovane e quasi al termine della sua carriera. Mr Stevens è un maggiordomo irreprensibile, che ha trascorso la sua vita ponendosi un unico obiettivo: la perfezione. Ma dopo aver servito per anni Lord Darlington, si trova alle dipendenze di Mr Farraday, un ricco americano e nuovo proprietario di Darlington Hall: è in realtà ormai alla fine l’epoca delle nobili famiglie e delle grandi magioni pullulanti di silenziosi ed indaffarati maggiordomi, governanti, cuochi e servitori di ogni grado. Mr Stevens, però, sembra non voler riconoscere del tutto la nuova situazione e, anzi, coglie l’opportunità offertagli da Mr Farraday di prendersi per la prima volta nella sua vita una vacanza, ma lo fa con l’intento di andare a trovare una vecchia collega, che ormai da tempo non lavora più a Darlington Hall, per proporle di tornare ad esserne la governante.

Ed è così che, all’inizio dell’agosto 1956, Mr Stevens parte, a bordo della Ford del suo padrone, diretto verso la Cornovaglia e nasce, in questo modo, per lui l’occasione di ripercorrere con la mente alcuni episodi importanti della sua vita e di tirare le fila della sua carriera.

“(…) mentre guidavo in pieno sole in direzione del Berkshire, continuavo a sorprendermi di quanto la campagna circostante mi fosse familiare. Ma ecco che alla fine anche i dintorni si fecero irriconoscibili, cosicché mi resi conto di essere andato al di là di ogni confine precedentemente raggiunto. Ho sentito alcuni descrivere il momento in cui, dopo aver spiegato le vele su una barca, alla fine si perde di vista la terraferma, e immagino che la sensazione di disagio mista ad eccitazione che talvolta viene descritta in rapporto a quel momento debba essere qualcosa di molto simile a ciò che provavo in quella Ford man mano che il paesaggio intorno a me si faceva più estraneo.”

Con una scrittura elegante, precisa, senza sbavature e perfettamente misurata, come il suo protagonista, Ishiguro porta in questo modo il lettore quasi ad immaginarsi a bordo della Ford, sul sedile del passeggero, in ascolto del lungo monologo di Mr Stevens. Egli racconta la sua crescita come maggiordomo, ponendo l’accento su quella che lui ritiene essere la qualità più importante nel suo lavoro, ovvero la dignità. Osserviamo così, andando a ritroso nel passato, un uomo che ha dedicato tutta la sua vita a servire Lord Darlington, senza mai metterne in discussione le decisioni, nemmeno quelle più moralmente discutibili, in vista di un bene maggiore per l’Inghilterra.

Mr Stevens viene rappresentato come un uomo “senza emozioni”, rigido e freddo, non un uomo cattivo, ma quasi inumano. Il suo viso, i suoi gesti, le sue parole: tutto è misurato, soppesato, ordinato, nulla è lasciato al sentimento, all’umano istinto. Si commuove e piange poche lacrime alla morte del padre (anche lui maggiordomo per tutta la vita), ma lo fa continuando imperterrito nel suo lavoro, servendo illustri uomini politici e rimanendo incapace di comunicare con suo padre, persino quando quest’ultimo fa un tentativo di riavvicinamento.

C’è una persona, però, che sembra far vacillare l’imperturbabile Mr Stevens: la governante, Miss Kenton, una donna sicura di sé e delle sue capacità, una donna che trova qualcosa nel profondo di Mr Stevens e spera di poterlo tirare fuori. Per tutto il romanzo, i lettori inguaribili romantici come me hanno sperato e intravisto nel loro rapporto, fatto di dispetti e battibecchi e poi di parole gentili, ma distaccate, un amore in attesa di divampare. I più cinici, invece, erano convinti della totale incapacità del maggiordomo di provare sentimenti di qualsivoglia genere. Chi, alla fine, ha avuto ragione, non posso svelarlo per non rovinare il piacere della lettura a chi ancora non l’abbia intrapresa.

Una cosa però è certa: alla fine del suo viaggio, Mr Stevens non sembra provare rimpianti per il modo solitario e rigido con cui ha condotto la propria vita. Cieco di fronte alla bellezza delle variegate sensazioni umane e arido lavoratore incapace di altro oppure uomo soddisfatto per aver raggiunto il suo obiettivo e, anzi, in grado di trovare sempre nuove possibilità di miglioramento? Chi siamo noi per giudicare la vita di un altro? Ognuno fa i conti con le proprie scelte, ognuno attribuisce alle cose della vita diverse priorità.

Quel che resta del giorno

Mr Stevens non è esattamente un personaggio a cui affezionarsi, ma suscita nel lettore molti e diversi sentimenti (forse proprio quelli che lui invece non è in grado di provare): rabbia per la sua cecità, insofferenza per il suo continuo contegno, un po’ di invidia per la sua capacità di dedicarsi completamente al raggiungimento della sua meta, pietà per la sua solitudine, simpatia per il suo essere impacciato al di fuori del suo lavoro. Quel che è certo, però, è che al termine del suo viaggio, Mr Stevens ha ben chiaro il suo futuro, mentre noi lettori ci ritroviamo a fare i conti con il nostro di passato. Non siamo riusciti a dare una risposta univoca alla domanda se Mr Stevens davvero non abbia rimpianti o rimorsi, di certo però non sembra volersi abbandonare ad essi. C’è qualcosa di ben più importante a cui dedicarsi durante il viaggio di ritorno: Mr Stevens vuole imparare a fare battute di spirito, che sembrano piacere molto al suo nuovo datore di lavoro americano, Mr Farraday, per il quale lui vuole diventare il miglior maggiordomo possibile.

“Mi vien fatto di pensare inoltre, che non sia affatto irragionevole da parte di un datore di lavoro aspettarsi lo scambio di battute spiritose come una incombenza che un vero professionista sia in grado di attuare. naturalmente io ho già dedicato molto tempo a potenziare la mia capacità di pronunciare delle battute spiritose, ma è altresì possibile che io non abbia mai in precedenza affrontato il compito con l’impegno che avrei dovuto dedicargli. È possibile allora che al mio rientro, domani, a Darlington Hall – Mr Farraday non tornerà prima di un’altra settimana – comincerò ad esercitarmi con rinnovato impegno. E di conseguenza con la fiducia che quando il mio padrone tornerà a casa, sarò in grado di fargli una piacevole sorpresa.”

Al termine dell’incontro del Club del Libro, con una tazza di english tea e latte tra le mani, siamo stati costretti ad ammettere di non essere riusciti a decifrare fino in fondo questo personaggio tratteggiato magistralmente dalla penna di Ishiguro.

 

Dal romanzo, è stato tratto un film, recitato da Anthony Hopkins nei panni di Mr Stevens:

 

Al prossimo incontro!

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