l’imprevedibile viaggio di harold fry

47. L’imprevedibile viaggio di Harold Fry – Rachel Joyce

Harold Fry

7 aprile 2019

Mini-recensione di un romanzo dal grande cuore.

Harold è un uomo normale, di quelli che passano e non noti neppure, incatenato in silenzi e cose non dette che hanno letteralmente distrutto il suo matrimonio, appiattito nel grigiume della quotidiana indifferenza.

Harold vive così, facendosi poche domande (per non soffrire e non scoperchiare il mare di dolore che si porta dentro) e restando perlopiù in pantofole a guardare la vita da dietro le spesse tendine di casa sua.

“Era sempre stato troppo inglese; e con questo intendeva che era un uomo mediocre. Mancava di colore.”

Un giorno, Harold riceve una lettera. Una lettera che lo condurrà in un lungo viaggio attraverso l’Inghilterra: un percorso che gli farà avere finalmente un obiettivo e che lo costringerà a vivere il mondo dal suo interno, a prenderne parte, diventando un eroe inconsapevole che, nonostante tutto, continuerà a camminare. Un Forrest Gump di una certa età, diciamo.

Harold Fry (2)

“L’imprevedibile viaggio di Harold Fry” è un romanzo che insegna ad aprirsi al mondo e agli abitanti che ne fanno parte, che sfida i nostri limiti e ci insegna la fiducia negli altri.

“Non era più sicuro di dove finisse lui e cominciasse ufficialmente il mondo intero”

Un romanzo sul valore della solitudine, ma anche sul superamento del terrore che si può provare per essa. Perché, nel nostro lungo percorso, ci sarà sempre qualcuno con cui condividere almeno un pezzetto di strada, chi per un tè caldo, chi per un ballo, chi per raccontarci un pezzetto della propria vita, chi per una chiacchierata senza pretese e chi per curarci le ferite. Ci sarà però, anche chi proverà a deviare il nostro viaggio, creando dissapori con la propria smania di protagonismo, facendoci sentire la necessità e il sollievo della solitudine, per non perdere il senso del nostro camminare.

“La gente comprava il latte, faceva il pieno di benzina, o spediva lettere. Ma ciò che tutti ignoravano era il terribile peso della cosa che si portavano dentro. Lo sforzo sovrumano che a volte ci voleva per essere normali, e tutte quelle cose apparentemente semplici e quotidiane. La solitudine di tutto questo.”

Un romanzo per chi ha il terrore di mettersi in viaggio, solo, con le proprie paure. Per chi non è più in contatto con i propri pensieri.

Se lo spirito con cui ho iniziato questo romanzo era quello della diffidenza verso la classica storia di viaggio, ciò che poi mi sono ritrovata a fare è stato di leggere pagina dopo pagina, in un fiume di emozioni, caldissime e poi freddissime, saltando le parole per vedere cosa sarebbe accaduto dopo, per poi tornare indietro e rileggere tutte quelle frasi che hanno toccato le mie corde più sensibili, o quelle più scoperte.

Voglio perdonare l’autrice Rachel Joyce per quei rari passaggi che mi hanno spinta ad allontanarmi leggermente perché sollevavano il velo della narrazione facendo emergere quella sensazione di lieve finzione del “nella realtà non sarebbe andata così”.

E questo perché, in fondo in fondo, non lo so neppure io se le cose potrebbero andare o no in quel modo, se la realtà poi non si riduce semplicemente ad un donare fiducia al mondo e ricevere liberamente in cambio tutto il bene, la bellezza e l’unicità che le persone si portano dentro.

Un viaggio che ha tutta l’aria di manifestarsi come metafora della vita stessa, con i suoi sentieri confusi e le sue deviazioni improvvise e frustranti, ma che ci farà cogliere finalmente la bellezza della difficoltà e la gioia della condivisione. Siete pronti ad accogliere l’esistenza e a lanciarvi in questa lettura piena di meravigliosi e vividi colori?

Grazie a Silvia, di Porto Intergalattico (clicca sul link per scoprire tanta Bellezza!)

E voi cosa ne pensate?

Al prossimo incontro!

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