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30. L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello – Oliver Sacks

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22 aprile 2017

“La prima volta che la incontrai – goffa, sgraziata, maldestra – vidi in lei semplicemente, o soltanto, una vittima, una creatura ferita di cui potevo individuare e analizzare con esattezza le menomazioni neurologiche: un gran numero di aprassie e agnosie, una quantità di impedimenti e incapacità psicomotorii, limiti di schematizzazione intellettuale e di concettualizzazione pari (…) a quelli di un bambino di otto anni. Una poveretta, mi dissi, forse “un’abilità isolata”, un talento bizzarro per il linguaggio; un semplice mosaico di funzioni corticali superiori, di schemi piagetiani, gravemente compromessi. 

Il secondo incontro fu molto diverso. Non la vidi nell’ambito di un test, di una “valutazione” clinica. Una splendida giornata di primavera mi aveva attirato fuori per una breve passeggiata, prima di incominciare le mie visite, quando vidi Rebecca che, seduta su una panchina, contemplava tranquilla e con evidente piacere il giovane fogliame d’aprile. L’atteggiamento della sua persona non aveva nulla della goffaggine che mi aveva tanto colpito in precedenza. Così seduta, con un vestitino leggero, il volto disteso in un lieve sorriso, mi fece subito pensare a una delle tante fanciulle di Cechov, Irene, Anja, Sonja, Nina, sul fondale di un cechoviano giardino dei ciliegi. Avrebbe potuto essere una giovane donna qualsiasi che gode una bella giornata di primavera. Questa fu la mia visione umana, ben diversa da quella neurologica.”

Per iniziare a parlare di questo libro, mi servirò delle parole di Pietro Citati, che così osserva: “è un libro che vorrei consigliare a tutti: medici e malati, lettori di romanzi e di poesia, cultori di psicologia e di metafisica, vagabondi sedentari, realisti e fantastici. La prima musa di Sacks è la meraviglia per la molteplicità dell’universo”. Si tratta infatti non solo di una raccolta di storie cliniche, ma anche di un romanzo animato da uomini e donne con un’identità propria. Sacks ha saputo strutturare un libro “a strati”: c’è la scienza medica, c’è il romanzo, c’è la poesia, c’è comicità e tragedia, c’è spiritualità e crudo realismo, il tutto permeato da una profonda umanità.

Sacks ci ha mostrato come le diversità non siano necessariamente un ostacolo, ma possano essere anzi nuove possibilità. E ci ha insegnato che la malattia non dovrebbe definire la persona e che anche nella malattia (in questo caso si tratta di patologie neurologiche) si possono scoprire profondità e nuove strade percorribili.

Non è certo un libro semplice, anzi lo si può definire faticoso, sia per i termini utilizzati sia per i temi affrontati, e su questo eravamo tutti concordi. Qualcuno lo consiglierebbe, qualcuno probabilmente no. In generale, comunque, il Club del libro lo ha apprezzato: abbiamo sbirciato nel mondo della neurologia, abbiamo conosciuto storie incredibili e ammirato la delicatezza di un medico eccezionale.

Al prossimo incontro!

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